Romagna in bicicletta

13 aprile 2015

Il primo ricordo che ho della bicicletta, superato il triciclo rosso di metallo che ho avuto fino ai tre anni, a dire il vero non è proprio stato dei migliori.

I nonni mi portavano al mare in bicicletta, seduta davanti, su un sellino attaccato al manubrio e con i piedi naturalmente penzolanti, che a confronto con i  seggiolini tutti carenati con staffe, cinghiette, protezioni varie  come quelli che abbiamo a disposizione per i nostri bimbi all’Orsa!!!) non si potrebbe nemmeno pensare come si potesse usare.

Naturalmente se il viaggetto era un po’ lungo era difficile tenere i piedini penzoloni e immobili…dunque a volte finivano tra i raggi della ruota, bloccandola immediatamente e provocando la rovinosa caduta a terra di nonno, bimba e bici. Ah, nel 1965 le strade di campagna raramente erano asfaltate e quindi…ho sempre avuto le ginocchia scorticate perché finivo spesso a terra e mia mamma pensava che il profumo, con la sua percentuale di alcool, fosse l’ideale per disinfettare le ferite 🙂

Nemmeno i “consigli di Raffa70” potevano produrre un effetto così devastante: ma vi immaginate il bruciore!!??

Un po’ più grandicella seguivo mio babbo, che da buon romagnolo era appassionato di “corridori” e quando il giro d’Italia passava dalle nostre parti avevo il permesso di stare a casa da scuola e andare con lui a vedere la cronometro che  passava da San Marino. Un vero spettacolo, anche perché essendo in salita e passando un corridore alla volta, li vedevi proprio bene da vicino e c’era chi come me tifava per Gimondi e chi per Merckx e lì…vai di urla e strepiti!

La mia prima bicicletta vera invece fu una “Graziella“, finta però, perché in realtà si chiamava Kitty, e non si sa perché impazzissimo tutte per quella bici pieghevole che nessuna di noi ha mai piegato.

Quando invece ero incinta di Martina, e quindi nel maggio del 1985, il giro d’Italia passò proprio dal viale Matteotti e quindi davanti all’Orsa, ma noi pensammo bene di andare a vedere il passaggio nella rotonda 1° Maggio sperando che i ciclisti, dovendo fare la curva per imboccare il viale Milano, rallentassero e fossero così più visibili. Beh, quando sono arrivati,così in gruppo e alla loro velocità, ho percepito solo il vento che hanno sollevato e nel giro di una manciata di secondi era tutto finito!

Di biciclette ne ho avute altre ma da quando ho deciso di seguire Libero, appassionato anche lui, ci voleva una bici un po’ più tecnica e dopo averla presa ho scommesso che avrei partecipato alla gara Le Vie del Sale. Siccome leggenda dice che sia molto testarda, mi sono iscritta (al percorso gourmet tanto per iniziare!).

Mia mamma non ha dormito la notte prima (perché si ricordava di come ero conciata quella famosa volta della caduta in bici) e mi ha anche detto che alla mia età “davo i numeri”…

E’ stato un percorso divertentissimo, passando attraverso le saline di Cervia e le nostre zone dell’entroterra, fioriture di alberi da frutto e campi di colza dai fiori gialli bellissimi, pineta di Milano Marittima e arrivo sul lungomare di Cervia, il  tutto intervallato da soste…golose!

Gente, ho deciso: il prossimo anno partecipo alla Nove Colli…!

PS: ah, dimenticavo, Teleromagna, una delle nostre televisioni locali, mi ha pure intervistata…le mie figlie sono ancora là che ridono…BAH! 🙂

 

Nadia Calderoni Fin da piccola indiscusso vulcano di creatività e professionalità, tutti conoscono Nadia per la bontà dei suoi dolci, l'originalità delle sue creazioni "hom-made" e per il suo carattere da "maresciallo". E se per ogni riccio c’è un capriccio...in lei c’è anche una qualità: è il jolly dell’Orsa, ovunque la mettiate troverete sempre ciò che cercate. Leggi tutti gli altri articoli di Nadia Calderoni

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